Chambers Bay, l’inferno dei campi da golf

Chambers Bay, ovvero: “Benvenuti all’inferno!”. Non si può che definire così il campo dell’U.S.Open 2015 di golf, visto il percorso diabolico, infarcito di esche a cui hanno abboccato anche fenomeni come Phil Mickelson o Rory McIlroy.

chambers bay
rubriker.tk

Innanzitutto un percorso “giovane”, nato nel 2007, e dopo pochi mesi designato precocemente per essere teatro di un grande Major. Siamo a Washington, nel Nord-Ovest degli Stati Uniti, ma sembra di essere in Scozia. Per i links, quei tradizionali percorsi dove sono assenti gli alberi (a Chambers Bay c’è solo un abete alla buca 15) e l’acqua, dove sono presenti infiniti (qui ben 36 ettari) e profondissimi bunker, soprannominati da queste parti “casse da morto” (per la forma rettangolare). Sì, un tranello nel quale sono caduti a ripetizione fior di campioni, costretti a scendere le tipiche scalette per recuperare il colpo, salvo poi vedersi la pallina tornare a “morire”, spinta di nuovo indietro dalle pendenze micidiali di green indecifrabili. Già, proprio quei green di cui Sergio Garcia si è lamentato dopo appena 18 buche, capaci di negare l’apparentemente facile imbucata da due metri, e facendo passare un professionista da dilettante di seconda categoria: mimetizzati ai fairways – praticamente indistinguibili, se non per dei punti bianchi che ne delimitano il perimetro-, aridi e “infestati” dai ciuffi di festuca, un’erba che non lascia scampo.

Un tracciato davvero ostico: un par 70 di 6500 metri tra le dune di sabbia, ricavato in una ex miniera, senza ostacoli d’acqua e con continui cambi di pendenza e colpi alla cieca, con il vento che spesso soffia forte e porta a modificare il giro, con buche che un giorno sono un par 5 e un altro un par 4, come la 1 e la 18. Insomma, il campo di golf di Chambers Bay si può davvero definire un inferno, capace di rovinare il sonno ad un Tiger Woods costretto a lanciar mazze, ad un “Lefty” in difficoltà proprio nel “suo” gioco corto, a quel numero 1 nordirlandese che vede la pallina uscire dal bunker e finire dalla parte opposta di quel maledetto, indecifrabile green, o ancora a quel vincitore del The Players che annaspa nelle ultime posizioni del leaderboard.

Dilettanti: astenersi da gite fuori porta in quel di Chambers Bay, e meno male che lo U.S. Open cambia percorso ogni anno!

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