La primavera in gergo golfistico ha un solo sinonimo: Augusta Masters, primo Major di stagione dalla lunga tradizione: fin dalla prima edizione si gioca infatti sullo stesso campo, quello dell’Augusta National Golf Club negli Stati Uniti, in Georgia, fondato dal mito Bobby Jones.
Un percorso par 72 di eccezionale bellezza, dove magnolie, azalee, fiori e alberi di ogni genere circondano 18 buche davvero impegnative, ognuna delle quali prende proprio il nome da una varietà di pianta diversa.
Dogleg di difficile lettura, fairways stretti e green dalle pendenze impegnative. Minimi gli ostacoli d’acqua e i bunker, per un campo peculiare e molto lontano dai tradizionali links anglosassoni. Chi gioca lungo è sempre tra i favoriti, visti i quattro Par 5.
Buche nel complesso davvero toste, con il dogleg della 10 molto complicato, e poi il tradizionale, affascinante e difficilissimo trittico dell’Amen Corner, coniato da Herbert Warren nel 1958: buche 11, 12 e 13 dove spesso si decide il Masters tra il secondo colpo alla 11, quelli della corta quanto pericolosa 12, e i primi due shot della 13, la famosa “Azalea“, dalla quale il vincitore del 2017 Sergio Garcia ha preso ispirazione per dare un nome alla figlia. Qui lo spagnolo ha infatti deciso il testa a testa contro Justin Rose, con un fenomenale colpo di recupero dal bosco che gli è valso un par insperato e poi risultato decisivo per il primo trionfo in un Major.
Nel trittico, nel 1997 Costantino Rocca mise a segno due birdie ed un eagle, in un torneo vinto da un giovanissimo Tiger Woods.
Augusta Masters: campo e buche di un luogo di golf leggendario
Ecco il campo del Masters di Augusta nei dettagli, dalla buca 1 alla buca 18:
1) Tea Olive: par 4, 416 metri
Dogleg a destra in salita, necessita di un drive perfetto, anche per la presenza di un bunker a destra, di molti alberi ed una superficie ondulata.
2)Pink Dogwood: par 5, 526
Par 5 con dogleg a sinistra, non molto impegnativo e raggiungibile in due colpi. Molta vegetazione, un grande bunker ai margini del green che richiede attenzione nel secondo colpo.
3) Flowering Peach: par 3, 320
Il par 4 più corto del percorso, ma con grande dislivello e quattro bunker insidiosi.
4) Flowering Crab Apple: par 3, 219
Anche in questo par 3 attenzione a vegetazione, pendenza e probabile vento. Due bunker a difesa del green.
5) Magnolia: par 4, 416
Ci vuole un drive lungo e preciso, vista la salita, il bunker e il dogleg a sinistra. Grande pendenza del green, inuna buca che prende ispirazione dalla Road Hole di St. Andrews.
6) Juniper: par 3, 165
Par 3 con grande dislivello e tee di partenza sopraelevato per raggiungere un green dalla difficoltà variabile, a seconda della posizione della bandiera.
7) Pampas: par 4, 411
Allungata rispetto al passato, il primo colpo va tirato in previsione di una comoda visuale del secondo, per un green circondato da cinque bunker.
8) Yellow Jasmine: par 5, 521
Possibilità di eagle se si supera il bunker col primo, lungo colpo in salita. Green molto stretto e ricco di pendenze.
9) Carolina Cherry: par 4, 421
Metà percorso che si chiude con una buca dal green in doppia pendenza, di difficile lettura, e difeso da due bunker.
10) Camelia: par 4, 453
Si entra nel vivo delle difficoltà con una delle buche più difficili, un lungo par 4 che in passato ha mietuto molte vittime. Salita, bunker molto largo e difficile visuale al green col secondo colpo.
11) White Dogwood: par 4, 462 (Amen Corner)
Ed eccoci all’Amen Corner che, in caso di vento, diventa ancor più complicato. In questa buca attenzione all’ostacolo d’acqua che protegge il green insieme ad un bunker. Dal tee ci vuole un fade per chiudere senza drammi la buca più difficile del percorso degli ultimi, anche per la notevole lunghezza del par 4.
12) Golden Bell: par 3, 142 (Amen Corner)
Affascinante, corto, ma complicato il par 3 difeso da acqua, vegetazione, vento e bunker. La pallina deve volare il Ben Hogan Bridge per raggiungere il green.

Acqua davanti, bunker e vegetazione folta. Secondo molti, questo è il par 3 più affascinante al mondo.
13) Azalea: par 5, 466 (Amen Corner)
La buca Azalea che, come detto, ha graziato Garcia nel 2017: dogleg a sinistra che significa draw dal tee, poi acqua e quattro bunker che non consentono margini di errore.

14) Chinese Fir: par 4, 402
Par 4 senza bunker, ma dal green molto complesso con pendenza sinistra-destra. Decisivo il primo colpo per chiuderla bene.
15) Firethorn: par 5, 485
Tra le buche più semplici dopo i cambiamenti degli ultimi anni, un par 5 che invita i giocatori all’eagle, nonostante l’aggiunta dei bunker.
16) Redbud: par 3, 155
Buca molto difficile per l’acqua e il green protetto dai bunker. Dal tee è la precisione a fare la differenza, a meno che l’approccio non sia come quello di Tiger nel 2005, uno dei colpi di golf più belli di sempre.
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17) Nandina: par 4, 402
La rimozione dell’albero Eisenhower ha reso la buca più facile, con le pendenze tra i pericoli maggiori di questo par 4.
18) Holly: par 4, 425
La buca è stata arretrata, con gli alberi adesso più insidiosi. Impressionante il tee shot finale: qui il cuore batte a mille, spesso si decide la giacca verde che vale il Masters, con un dogleg a destra, due bunker ed un green stretto.
E siamo in fondo: 18 buche spettacolari di un campo leggendario.
Chiusura con una nota sulla splendida Magnolia Lane, lo storico viale di accesso dal cancello d’ingresso che porta alla club house, con 61 esemplari di magnolia che risalgono al 1850. Uno spettacolo per gli occhi.