L’inquinamento mondiale dovuto alla plastica è una questione seria che merita sempre più attenzione e consapevolezza sui nostri consumi. L’ambiente è ormai saturo di questo materiale, di grande utilizzo in ogni settore, dalla grande resistenza nel tempo (si consuma solo in centinaia di anni), e dal difficile smaltimento. Il continuo rilascio di sostanze chimiche della plastica è estremamente dannoso per noi, il suolo, la flora e la fauna, con il mare in particolare che vede sempre più spesso la comparsa di inquietanti isole di plastica.
Secondo la Plastic strategy della Commissione Europea, il 2030 è la data limite entro la quale gli imballaggi di plastica dovranno essere riciclabili o riutilizzabili, con messa al bando totale della microplastica.
Senza entrare in ulteriori dettagli che non riguardano le tematiche di questo blog, la considerazione fondamentale è che stiamo parlando di una problematica che non si può più ignorare, ed ognuno di noi è tenuto a dare il proprio contributo, per evitare o quantomeno limitare l’utilizzo di questo inquinante.
Ok, ma cosa c’entra il golf?
C’entra eccome, essendo il golf stesso per sua natura simbolo di habitat ed ambienti sani e di rara bellezza. E sta anche a noi golfisti offrire il nostro piccolo aiuto.
Scrivo questo post grazie all’idea di Luca Milani, lettore di Golfpiù che saluto e ringrazio, e che prendendo spunto dal recente Open Championship propone l’iniziativa di bandire l’utilizzo di bottiglie d’acqua (o integratori) monouso a vantaggio di contenitori/borracce ricaricabili.
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Una scelta più che sensata: hai mai pensato a quante bottiglie consumi durante un giro, o nell’arco della settimana?
Usare una borraccia è forse meno comodo, ma il vantaggio in termini ambientali è davvero notevole, se pensi che il tuo utilizzo va moltiplicato per le migliaia/milioni di golfisti sparsi per il mondo.

Si tratta di un gesto semplice, di quelli che costano poco in termini personali ma che sono di grande efficacia su larga scala.
Luca propone anche agli sponsor di mettere come premio di qualche gara, al posto dei soliti vini e targhette destinate alla polvere, borracce di qualità ricaricabili, e di utilizzare per il nostro gioco esclusivamente tee di legno, mettendo al bando quelli di plastica (pensa un attimo a quanti ne perdiamo in campo, destinati a rimanere sull’erba per anni!).
Per quanto riguarda i golf club, la questione è più ostica, in quanto si entra in una dinamica prettamente economica, dove la vendita al dettaglio di bottigliette e simili al bar o alla macchinetta automatica rimane una fonte di guadagno importante. Al posto di questa, sarebbe però auspicabile la predisposizione di fontanelle potabili lungo i percorsi. Ma anche in questi casi ci sono dei costi da affrontare.
In generale, per fare tutto questo è necessario innanzitutto cambiare cultura, che in fondo è la cosa più difficile: siamo troppo attaccati alle nostre abitudini, ma cambiarle di poco può significare davvero tanto, in questo ambito come in altri.
Ed è altrettanto importante mettere da parte la questione soldi, nettamente secondaria quando si parla di delicati equilibri ambientali che minacciano la nostra esistenza stessa.
Speriamo che già dal prossimo Open d’Italia all’Olgiata sia possibile seguire l’esempio del massimo torneo europeo.
Come dice Luca: non potremo bandire le palline ‘non biodegradabili’ (sparse per boschi o corsi d’acqua), ma evitare almeno di vedere cestini ricolmi di bottigliette sarebbe già un primo, grande risultato.
Cominciamo allora lanciando un hashtag, perché è importante sensibilizzare alla questione attraverso la cassa di risonanza dei social:
#dalgolfnoallaplastica
Ti chiedo cortesemente di condividere il post su Facebook: un piccolo click che a te non costa niente, mentre per l’ambiente è molto importante. Grazie!
Buongiorno, ho letto con particolare interesse l’articolo, in quanto proprio alcuni giorni fa, pensavo ad alcune soluzioni per ridurre il problema del consumo della plastica. Ritengo l’utilizzo di borracce ricaricabili la soluzione più pratica (fra l’altro l’acqua si mantiene più fresca). Riguardo alle Club House, la soluzione sarebbe molto semplice: dotarsi di distributori di acqua, normalmente chiamati frigogasatori, già utilizzati in tanti ristoranti o bar, che oltre a filtrare l’acqua la raffreddano o la gasano, facendo pagare il costo della ricarica all’utente che arriva con la borraccia. Conoscendo il settore del trattamento acqua, posso assicurare che i guadagni sono assolutamente garantiti, e forse maggiori della sola vendita della semplice bottiglietta. Non dimentichiamoci inoltre che non è solo la plastica che inquina, ma anche tutto ciò che concerne il trasporto della stessa dal produttore al consumatore.
Buongiorno Roberto, e grazie per l’interessante commento. In effetti, l’idea del distributore d’acqua è ancora più praticabile e certamente si risparmierebbe anche nel trasporto. Le idee possono essere tante, ma la cosa fondamentale rimane sempre il cambiamento di cultura e abitudini. E’ questo l’ostacolo principale