Il colpo irripetibile del golf in ognuno di noi
C’è sempre un colpo irripetibile del golf da raccontare in ognuno di noi.
Quel giorno indimenticabile in cui hai fatto una sensazionale hole in one, o hai imbucato un approccio da fuori green, o direttamente dal bunker.
Proprio come i grandi campioni, tu – dilettante alle prime armi o di esperienza pluriannuale – sei stato promosso allo status di professionista per pochi secondi. Salvo poi ritornare allo slice o al rattone poco dopo perché – come si dice sui campi da golf -, dopo un gran colpo,
Dopo il birdie c’è… il merdie
Ma in fondo chi gioca a golf vive per quei piccoli momenti di gloria, non è vero? E quando il colpo irripetibile del golf arriva, il dilettante esulta come se avesse vinto un Major: come dargli torto?
“Ma lo sai che ieri ho fatto hole in one alla buca 2?” Impossibile non dirlo agli amici di circolo, impossibile non torturare il presidente e il giardiniere, impossibile non rincorrere anche il cane dell’amico golfista per rendere onore al grande giocatore che è in noi. Celebrare il nostro ego in questo caso è cosa buona e giusta, del resto quando mai ci ricapiterà!
Personalmente ho provato l’ebrezza di una hole in one, è una sensazione unica, e sono anche riuscito un paio di volte ad imbucare dal bunker e a mettere a segno un eagle – me lo ricordo benissimo ancora oggi, a distanza di tanto tempo – con approccio da oltre trenta metri. Descrivere il mio stato emotivo in quel nanosecondo successivo alla realizzazione del colpo è difficile, ma mi sono sentito davvero il Dio del golf per un attimo!
Appena qualche secondo e devi dimenticare tutto, pronto su un altro tee ad azzerare colpi e stati d’animo. Un vantaggio dopo una brutta X, ma un gran giramento dopo il “colpo irripetibile del golf”, quando vorresti che il tempo si fermasse e che quella sensazione da campione professionista durasse in eterno. Il golf è bello e crudele, e non concede sconti: buoni e cattivi giocatori devono sempre tornare sullo stesso piano, in posizione neutra, pronti per un nuovo swing.
Doppia hole in one al Golf Club Valtellina e in Nuova Zelanda
Chissà che festa ci deve essere stata in famiglia e al Golf Club Valtellina quando Luca Di Giura il 9 luglio 2015 ha messo in pratica un evento statisticamente impossibile o quasi (una probabilità su 67 milioni!), realizzando ben due hole in one nello stesso giro. Precisamente: alla buca 5, par 3 di 155 metri, e buca 17, par 3 di 150 metri, distanze tutt’altro che brevi per il bravo handicap 4.
Qualche anno prima è accaduto anche in Nuova Zelanda, seppur in modo diverso, protagonisti stavolta padre e figlio: al Waitemata Golf Club di Auckland, alla buca 10 (par 3) due hole in one per i Jones, prima quella di papà Trevor, subito dopo bis concesso dal figlio Mike.
Quanto conta la fortuna nel golf: l’ace di Leif Olson
Nel caso di Luca è indubbia la qualità della tecnica – l’handicap parla da solo -, ma per effettuare il colpo irripetibile del golf è inutile negare quanto la fortuna, la dea bendata, debba essersi svegliata quel giorno con tutti i buoni propositi, creando le condizioni della buca perfetta, del colpo magico che esce dal cilindro. La fortuna nel golf conta, come nella vita, seppur insieme ad altre componenti (a tal proposito non perderti il libro Fuoriclasse, che racconta quali sono i fattori che determinano l’eccezionalità).
Non è fortunato il colpo di Leif Olson al Canadian Open nel 2009? Una hole in one con l’eccezionale assistenza della pallina del compagno di giro.
Del resto, Fortuna era il nome di una divinità romana, e richiama dunque qualcosa di mitologico che guida i destini degli uomini e genera eventi non spiegabili razionalmente. Ecco un aforisma di William Shakespeare che ce lo conferma:
“La fortuna guida dentro il porto anche navi senza pilota”
Una frase che potremmo facilmente modificare donandogli un senso golfistico. Perché è indubbio che l’azione contemporanea di sorte e tecnica determinerà il nostro “colpo irripetibile del golf”.
E tu, hai qualche colpo irripetibile da raccontare nella tua storia di golf?