Quando si parla di Ben Hogan siamo di fronte ad una leggenda del golf.
Uno swing che ha indubbiamente influenzato la storia di questo sport, e uno dei più grandi campioni di tutti i tempi (9 Major e 64 tornei del PGA vinti nel palmares).
Non è il senso di questo post snocciolare i numeri di un fenomeno, ma raccontarne la vita incredibile, e i segreti dell’eccezionale golfista americano.
Ben Hogan: biografia e swing da leggenda con la sigaretta
Uomo introverso Ben, del resto la sua infanzia è segnata dal suicidio del padre quando ha soli 9 anni.
Costretto a lavorare per aiutare la famiglia fin da piccolo, comincia a fare il caddie, e scopre il suo talento. Nato per giocare a golf, Hogan diventa professionista ben prima dei 18 anni e tra il 1938 e il 1959 conquista le sue infinite vittorie.
C’è solo un giocatore che Ben soffre terribilmente, il coetaneo e geniale Byron Nelson, che nei testa a testa riesce sempre a superarlo. Ma mentre Hogan cresce, destinato inevitabilmente a battere prima o poi l’avversario dello stesso circolo di Glen Garden, Nelson si ritira nel suo ranch dopo aver vinto il necessario per costruirlo. E lascia via libera allo strapotere del nuovo n.1 del golf.
Ben presto, Ben Hogan diventa icona indelebile dello sport statunitense, nonostante due avvenimenti che ne limitano e scandiscono la biografia, come spesso capita alle grandi star: la Seconda Guerra Mondiale che ne sospende l’attività agonistica e lo costringe ad arruolarsi, ed un incidente d’auto che rischia di mandarlo anzitempo sui green stellati.

Sorte vuole che Ben nell’impatto frontale con un bus in una mattina di nebbia, si getti sulla moglie Valerie – una presenza costante nella sua vita – per sottrarla alla morte, salvando così anche se stesso dal piantone dello sterzo che sfonda il suo sedile. ![]()
Dopo una difficile operazione alla vena cava, sembra destinato a non camminare più Ben, a detta dei dottori. E invece grazie alla sua incredibile determinazione, torna anche a giocare dopo soli 11 mesi. E a vincere, come allo Us Open del 1950 in quel di Merion, teatro di un torneo memorabile: nonostante una zoppìa permanente, le fratture subìte, i problemi di circolazione e agli occhi, Ben Hogan arriva al playoff – che poi vincerà – grazie ad un sensazionale ferro 1 alla 18 che gli garantisce il par decisivo.

Un colpo che è nella storia del golf, ricordato anche da una targa sul campo.
Un affaticamento fisico generale lo costringe tra l’altro ad usare sempre un seggiolino sul percorso, e a limitare i tornei negli ultimi anni quando, in particolare sul green, i problemi al nervo ottico ne limitano la visualizzazione, e di conseguenza il rendimento del putt.
In una carriera davvero formidabile, indimenticabile il suo successo a Carnoustie nel 1953, nella sua unica partecipazione all’Open Championship.
Al suo ritorno in patria, è acclamato come un eroe nazionale.
Tra le poche sconfitte, cocente rimane quella allo Us Open 1955, perso al playoff per mano dello sconosciuto Jack Fleck.
La sigaretta di Ben Hogan
Praticante instancabile, senza i guanti ma con la sigaretta.
Ben era un fumatore e spesso è stato visto praticare con la pagliuzza tra le labbra, chi dice Chesterfield, chi Camel (per la quale si prestò a fare la pubblicità) non importa: mentre colpiva la stringeva in bocca usandola come oggetto utile alla sua pratica, puntando in basso dall’inizio del backswing fino all’impatto e svolgendo il ruolo di punto fermo (verso la palla) per i suoi occhi, funzionale per mantenere la testa ferma durante lo swing.
Segreti e leggende di Ben Hogan
Tra i segreti di Ben Hogan c’è il movimento del polso speciale denominato “cupping under”, ed il modo in cui usava il ginocchio destro per avviare lo swing, fondamentale per il polso stesso. Il grip della mano sinistra era volutamente debole.
Leggenda narra che Ben Hogan fosse mancino, ma in realtà era destro, aveva semplicemente cominciato a giocare con la sinistra nel suo primo club dopo essere venuto in possesso del suo primo ferro 5, che aveva queste caratteristiche
Determinato e con una volontà di ferro: queste le qualità dell’uomo, unite al genio golfistico per natura. Freddo e taciturno, ha scaldato i cuori dei suoi sostenitori che dopo l’incidente e la vittoria europea al British Open lo hanno acclamato come pochi altri sportivi. E insieme a loro, le maggiori personalità politiche del periodo, come ad esempio Eisenhower.
Ha scritto Le cinque lezioni di Ben Hogan, il libro più venduto della storia del golf dove spiega i fondamenti, il grip, lo stance e la postura, e lo swing nei suoi due movimenti (backswing e downswing).
Nella lunga biografia di Ben Hogan giungono inevitabilmente anche la vecchiaia e gli anni amari: la salute precaria e una moglie che gli toglie prima il permesso di guidare, poi la possibilità di trascorrere qualche ora al suo circolo e infine di ricevere visite e telefonate dagli amici.
Inserito nella World Golf Hall of Fame nel 1974, e costantemente in lotta per il titolo di più grande golfista della storia insieme a Tiger Woods, Jack Nicklaus e Bobby Jones, The Wee Ice Mon (o Man) – questo il suo soprannome – rimarrà un’icona indelebile per gli appassionati di golf, di sport e di grandi storie.