Un post dedicato ad un mito del golf italiano. Sto parlando di Costantino Rocca, col quale ho avuto una piacevole conversazione su tanti temi legati al golf, sulla sua strepitosa carriera, sul futuro di questo sport, e sugli aspetti fondamentali che un dilettante deve prendere in considerazione per migliorare il proprio gioco.
Ricordi, riflessioni e consigli da parte di un campione dalla grande saggezza, per un’intervista dedicata alla passione per il golf.
Un grazie speciale a Costantino, uomo di classe, non solo sul green.
Intervista a Costantino Rocca
– Costantino Rocca, un mito del golf italiano… ci racconta quando e come ha incontrato il golf? È stato un innamoramento istantaneo? È vero che ha imparato da autodidatta?
Come tanti a quell’epoca, ho iniziato facendo il caddie al circolo di Bergamo. Avevo 7 anni quando ho cominciato da autodidatta, poi sono passato professionista molto tardi, a 25 anni.
– Una carriera ricca di successi sull’European Tour, ed un secondo posto al British Open di St Andrews del 1995, dove più della vittoria di John Daly al play off, tutti si ricordano del suo magistrale putt imbucato alla 18 da lontanissimo. Ci racconta quel momento indimenticabile?
Ero vicino al green, ma ho commesso un errore con una flappa. A quel punto non potevo far altro che 3, dentro di me volevo farlo, e vedevo solo la buca. Certo ci vuole anche fortuna ad imbucare un putt da 17 metri.
– È questo il ricordo più bello, oppure ad esempio la vittoria contro Tiger Woods alla Ryder 1997?
Ce ne sono tanti: l’Open di Francia, il PGA Championship, momenti che rimangono nella mia storia. Contro Tiger fu un successo importante soprattutto per la squadra, fu un punto decisivo per l’Europa, contro quello che all’epoca era il numero uno del mondo.
– Tra i tanti con i quali ha giocato, qual è il campione che più di tutti la ha impressionato?
Sono cambiate molte ere. Da Nicklaus, Faldo, Severiano fino a Tiger, che rimarrà il più impresso per il diverso momento del golf. Un golf dove preparazione fisica e tecnologia (come i software per l’analisi dello swing) hanno preso il sopravvento rispetto a prima. Anche con degli svantaggi però: tirare forte crea problemi alla schiena, così come la troppa palestra può sovraccaricare il corpo, i guai di Tiger lo dimostrano. Prima un giocatore durava 15-20 anni, adesso è più dura, per l’usura che si crea.
– Un aneddoto simpatico di quegli anni sul tour che non dimenticherà mai?
Beh, mi ricordo un giro di allenamento con Seve Ballesteros. Scommettemmo una bottiglia di vino, vinsi e Seve ci rimase così male che non mi pagò la bevuta. Ma fui molto felice di pagarmela da solo, dal grande Severiano ho imparato davvero tanto.
– Tra le grandi soddisfazioni ottenute, proprio la partecipazione a 3 Ryder Cup con 2 vittorie, nel 1993 primo italiano in assoluto nel torneo a squadre più prestigioso. È davvero magica l’atmosfera della Ryder Cup? E cosa significa per l’Italia del golf essersi aggiudicati l’edizione 2022?
La Ryder Cup è davvero un torneo magico. In quella settima, 12 giocatori che magari sono stati grandi avversari per tutto l’anno, si uniscono come compagni, e imparano a conoscersi davvero, perché è un’occasione in cui emerge il vero carattere di ognuno. Giorni in cui Usa ed Europa diventano due opposte tifoserie, in questo caso assimilabili al calcio. Una bella esperienza che auguro a tutti di provare.
– Oltre alla Ryder, la FIG si sta impegnando per far crescere il golf sempre di più, con iniziative come il sabato del golf sui quotidiani sportivi e i corsi collettivi a 99 euro per i neofiti… Riuscirà il golf a diventare uno sport popolare anche in Italia, e a snaturarsi dall’etichetta di “sport d’élite”?
Speriamo che nei prossimi anni possa crescere sempre di più. Anche se bisogna essere sinceri con noi stessi, non sarà facile. Una certa élite può anche andar bene, ci sono circoli in cui sono richieste determinate caratteristiche per accedervi, un po’ come la serie A per il calcio, o alcuni circoli del tennis. Non sono adatti a tutti. Poi è chiaro che è importante sviluppare anche la promozione per far diventare il golf uno sport come gli altri.
In Italia non è però possibile che in un circolo, anche in quelli importanti, ti diano a disposizione il campo per un’intera giornata quando ci sono le gare. I giocatori vanno educati anche sul campo pratica, che fa bene anche come esperienza di vita. Per far crescere il golf anche da un punto di vista turistico, è necessario garantire la possibilità di giocare al turista stesso. Ci vorrebbero anche campi turistici, che non abbiamo, per le tante competizioni alla settimana.
– I fratelli Molinari e Matteo Manassero rimangono gli atleti di punta del golf italiano nel mondo: come li vede, e soprattutto, riusceremo mai a vedere un italiano trionfare in un Major?
Potrebbe accadere, con la settimana giusta. I talenti li abbiamo, bisogna avere pazienza, per raggiungere un obiettivo del genere devi lavorare dieci volte di più. Serve umiltà. Francesco ha scelto il PGA, dove è dura, ma ci sono campi e green perfetti rispetto all’European Tour. Sta facendo esperienza e, se migliora il gioco intorno al green, ce la può fare. Matteo in tre anni non può aver perso tutte le sue eccezionali doti, avrà i suoi problemi – che non conosco -, ma tornerà.
– Riguardo ai giovani talenti?
Abbiamo Renato Paratore, che è forte ,ma deve mantenere i piedi per terra. Quando passi professionista è tutto più difficile rispetto a quando eri un amateur dal grande talento.
– Costantino Rocca ha invece salutato il suo pubblico disputando l’ultimo Open d’Italia nel 2015 tra un’ovazione del pubblico. Quali sono adesso i progetti futuri?
Sto seguendo molto Giulia Sergas negli Stati Uniti. E poi mi piacerebbe molto avere un campo pratica immenso, dove tutti possano provare il golf.
– Può parlarci della Costantino Rocca Golf Academy?
Ancora gioco nel Tour Senior, è un’idea che va sviluppata bene, con calma, ma ho già un ottimo assistente come Biagio Paolillo.
– Il golf è uno sport molto difficile, soprattutto per chi comincia a praticarlo in tarda età. Quali sono i segreti per imparare e giocare un buon golf?
Bisogna cominciare dal putt e dagli approcci fino a dieci metri fuori dal green. Non bisogna mai avere fretta per i colpi lunghi.
– Qual è l’errore tecnico che la maggior parte dei dilettanti commette? Un consiglio capace di migliorare il gioco del dilettante medio?
Spesso il dilettante vuole tirare la bomba, un drive lungo, e poi sbaglia il più facile dei putt. Meglio partire da qui, e costruirsi una base per un movimento corretto, a seconda del tipo di fisico che ognuno ha.
– Oltre al golf, quali altre passioni ha Costantino Rocca?
Mi piace molto la pesca. E poi seguo molto mio figlio che gioca sul Challenge Tour. Sono sempre molto attivo, e mi piace dare lezioni ai giovani golfisti.
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Il golf lo vivo sul campo, non solo sul web.
Foto e momenti di gioco su Instagram → @francescogolfpiu