Golf e tensione muscolare: come fare?

Golf e tensione muscolare non vanno d’accordo.

Basta guardare i grandi campioni per capire che per effettuare un ottimo swing la forza conta fino ad un certo punto.  È importante quando tiriamo un drive certo, ma le cose più importanti sono la coordinazione e la fluidità. Sembra, ma non è affatto facile mettere in pratica questa teoria.

Abituati a sport aerobici e caratterizzati da continui “spasmi” muscolari – penso al tennis o al calcio, giusto per citare gli sport più praticati -, giocare a golf senza tensioni muscolari è un’impresa a volte titanica.

Richiede innanzitutto una fase di apprendimento iniziale, nella quale il buon neofita tende a “picchiare” la palla, convinto che sia il miglior modo per ottenere un buon colpo. Poi, dopo interminabili sessioni di pratica senza successo e gare con una serie infinita di X nello score (e magari l’intervento del maestro che ti fa aprire gli occhi), capisci che la tensione muscolare nel golf è quanto mai deleteria.

Del resto, come farebbero fior di golfisti over 50 sul Tour (Pga o European che sia) a sparare altrimenti colpi così lunghi? Tecnica associata alla leggerezza del movimento, dove la forza muscolare entra in gioco solo in parte.

A questo punto, siamo nella seconda fase di apprendimento, quella più difficile: quella della consapevolezza.

Rendersi conto delle tensioni muscolari mentre siamo sul tee, dobbiamo “sentire” le nostre spalle tese, i nostri polsi contratti: tutte sensazioni che, se non modificate, porteranno sicuramente ad un pessimo swing, slice o altro che sia.

Il nostro backwing sarà insufficiente, così come il follow-through trattenuto, con la faccia del bastone che di conseguenza si aprirà o chiuderà senza pietà.

La rigidità crea forza, è vero, ma non potenza, che necessita di cooperazione tra muscoli contratti e muscoli rilassati. Se poi il nostro movimento è uno sforzo volontario generato dalla parte sinistra del cervello, ci sarà contrazione di muscoli agonisti e antagonisti in contemporanea, con il risultato di un colpo “neutralizzato”, come sostiene Willy Pasini in L’arte del golf. Ma qui si entra in un territorio di tensione psichica, della quale parleremo magari in un altro post. Per il momento torniamo alla tensione muscolare.

La cosa certa è che se alcuni muscoli si contraggono, altri devono rimanere rilassati, altrimenti il risultato finale si annullerà. I muscoli coinvolti nel golf sono centinaia, e la loro coordinazione è un processo complicato, una miscela per la quale è necessario trovare il raro ingrediente segreto.

Mi viene spontanea una similitudine imprevista:

Il golf è come la Coca-Cola: ti piace, ma non ne conosci la formula segreta

Sul perché golf e tensione muscolare vanno spesso a braccetto le risposte possono essere tante, e dipendono molto dalla situazione soggettiva: può essere questione di una giornata-no, infarcita di arrabbiature che si ripercuotono sul campo, o di una vera e propria strutturazione della tensione in noi.

Del resto, il golf è – per quanto si tenda a sottolinearne solo l’aspetto economico e classista – lo sport più interiore di tutti, un’avventura che ci mette continuamente in gioco, e che necessita di “scavare” all’interno di noi, lì dove nasce lo swing. Ogni nuovo colpo necessita un’azzeramento di tutto quello che abbiamo appreso, è una rinascita continua, un’esplorazione sempre nuova. In questo sta la sua eccezionalità, la sua difficoltà, la sua bellezza.

Concludiamo tornando al sodo: come fare in caso di tensione muscolare nel golf?

1) In campo pratica, riconosci e ascolta le rigidità del corpo, fino a trovare il tuo modo per allentarle.

2) Allenta il grip e miglioralo, più l’impugnatura è rigida più il corpo è rigido. La giusta forza la suggerisce Harry Vardon a Francis Ouimet nel film Il più bel gioco della mia vita:

Hai mai tenuto un passerotto in mano? Non forte da fargli male, ma fermo tanto da impedire che voli via

3) Stai poco sul tee, non dare spazio alla mente e usa l’istinto per colpire;

4) Fai waggle, ovvero tutti quei movimenti, per lo più di oscillazione, che permettono un maggior rilassamento prima dello swing;

5) Molla, molla, molla. Mollare è il miglior consiglio che un giorno mi consegnò su un piatto d’argento il mio maestro di yoga. E respira. È difficile, perché non fa parte della nostra cultura e del nostro modo di vivere.

Ma proviamoci, e prima o poi riusciremo a swingare con leggerezza e potenza, regalando alla pallina un volo dal sapore trascendente.

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