Finalmente. Le cinque lezioni di Ben Hogan – I fondamentali moderni del golf, ovvero l’edizione italiana del libro più venduto della storia del golf Ben Hogan’s Five Lessons, è arrivato anche dalle nostre parti, grazie alla casa editrice Caissa Italia.
Me lo chiedevo da anni, da quando ho letto l’edizione in lingua originale: com’è possibile che un testo del genere, anzi il testo per eccellenza, sia stato tradotto praticamente ovunque, tranne che in Italia?
Forse per i soliti motivi per i quali nel Belpaese il golf ancora stenta ad affermarsi. O forse per altro.
La cosa che conta è che questa domanda – come ha raccontato lui stesso durante l’anteprima nazionale del libro – se la sia posta un editore, per la precisione Yuri Garrett.
Grazie a Yuri, Le cinque lezioni di Ben Hogan sono arrivate anche sul mercato italiano, dopo un difficile lavoro di acquisizione dei diritti e di traduzione dello stesso Garrett, coadiuvato nella revisione golfistica dall’Head Pro del Golf Club Molin del Pero Matia Malagutti.
La prefazione è di un golfista storico come Baldovino Dassù, bella anche la dicitura La bibbia dello swing in copertina, che ne riassume l’importanza tra i tanti testi di tecnica.
La versione originale Ben Hogan’s Five Lessons fu scritta dal golfista americano insieme al giornalista Herbert Warren Wind, mentre le splendide illustrazioni sono di Anthony Ravielli. L’edizione italiana ci restituisce tutta la qualità dell’opera prima, permettendoci una comprensione migliore.
Ma analizziamo una cosa per volta.
Intanto ti dico che me lo sono riletto tutto d’un fiato, e lo farò ancora, e ancora.
Perché?
Perché è una perla, come spiego nei dettagli delle prossime righe della recensione delle cinque lezioni di Ben Hogan.
Lascia che te lo dica: un golfista che si definisce tale, di qualunque livello sia, non può non avere in libreria quelle che sono 128 pagine imperdibili, capaci di fornire basi ai principianti e dettagli fondamentali ai golfisti competitivi.
Le cinque lezioni di Ben Hogan: recensione del libro
Dopo aver riletto Le cinque lezioni di Ben Hogan in italiano, la prima cosa che mi preme sottolineare è la disarmante semplicità con la quale ogni capitolo viene esposto.
Ma attenzione. Semplicità che non è sinonimo di banalità, ma di efficacia.
Parole precise, linguaggio asciutto ed essenziale, che arriva dritto a qualsiasi lettore.
Alla maestria di un fenomeno dello swing come Ben Hogan, è evidente come sotto ci sia una penna del calibro di Herbert Warren Wind, giornalista di golf che è stato tra i più competenti, tanto da aver scritto per il New Yorker e per Sports Illustrated, e ammesso nientemeno che alla World Golf Hall of Fame nel 2008.
Il secondo aspetto è la cura dei dettagli, ovvero la capacità di offrire una spiegazione minuziosa di come si fa uno swing, con tutto l’insieme di azioni e reazioni analizzate con una lente d’ingrandimento. E qui c’è tutto l’uomo Ben Hogan, con la sua determinazione e precisione nella pratica di ore ed ore sul campo, riportate su carta per me, per te, e per tutti i fortunati lettori.
Spiegazioni di una precisione balistica, alla sorta di un simulatore umano, ancor più sensazionali se consideriamo l’epoca nella quale “le lezioni” hanno preso forma, cioè gli anni 50, senza i dispositivi di adesso né l’ausilio di alcuna tecnologia.
Il terzo aspetto che rende eccellente il libro sono senza dubbio le illustrazioni di Anthony Ravielli, con la sua tecnica a carboncino. Già illustratore su Sport Illustrated e Golf Digest, il suo tratto elegante e facilmente comprensibile, a differenza di molte altre immagini che troviamo sui libri di tecnica, è un qualcosa di unico.

L’edizione italiana, Le cinque lezioni di Ben Hogan, ha due peculiarità rispetto all’originale:
- La prefazione di Baldovino Dassù, ex giocatore italiano tra i più forti, che racconta aneddoti che circolavano sul Tour a proposito della precisione del driver di Hogan, e che sottolinea quanto questo libro sia “il primo e più importante testo d’insegnamento della storia del golf, quello su cui si sono formati e a cui si sono ispirati maestri e giocatori di ogni epoca” e che “i suoi consigli fanno delle Cinque lezioni una presenza immancabile nella biblioteca di un maestro di golf o di un allievo desideroso di migliorarsi”;
- Il commento successivo di Matia Malagutti, professionista di golf da molti anni, che in particolare pone l’accento sul fatto che Mr.Hogan (come lo chiamavano), grazie alla cura di ogni dettaglio, “ha marcato il passaggio dal dilettantismo al professionismo”.
Per il resto, i cinque capitoli – anticipati da poche pagine di introduzione di Ben Hogan stesso – rappresentano ciò che il sottotitolo stesso dice, ovvero I fondamentali moderni del golf, l’essenziale da sapere per il golfista che vuol fare uno swing sotto gli 80 colpi, come dice l’autore.
Stiamo parlando di gioco lungo ovviamente.
Andiamo a vedere ogni capitolo nei dettagli, secondo quella che è una precisa sequenza che, se eseguita con attenzione, ti porterà senza dubbio a migliorare il tuo swing. E di conseguenza il tuo score.
Introduzione – I fondamentali
In queste pagine di intro, l’autore sottolinea quanto sia impossibile giocare bene a golf senza uno swing ripetitivo, cosa che ogni golfista medio può acquisire con un po’ di impegno e fatica, fino a poter giocare senza problemi sotto gli 80 colpi.
E se lo dice Ben Hogan, perché non crederci?
Mezz’ora al giorno per ogni lezione, secondo le sue indicazioni: in questo modo, il miglioramento di score e gioco sarà immediato.
1) Il grip
IL BUON GOLF INIZIA CON UN BUON GRIP.
La prima frase del capitolo, che la dice lunga sull’importanza del grip. Ogni maestro – chi più, chi meno – pone l’accento sull’impugnatura. Anche se spesso ci appare una componente noiosa e meno importante delle altre da imparare, le prime righe del testo dicono esattamente il contrario.
Ben Hogan lo fa spiegando come impugnare il bastone di golf nel modo corretto, partendo dalla mano sinistra, per arrivare alla mano destra, prendendo in considerazione l’overlapping grip.
Le figure sono essenziali, e aiutano nella comprensione delle già precise parole.
Finalmente la posizione delle fatidiche V delle mani ti sarà più chiara.
2) Stance e posizione
Stance e postura, ovvero posizione sulla palla corretta, determinano il colpo e l’azione dei giusti muscoli del corpo.
Partendo dai piedi (l’avanzamento in rotazione del sinistro è una vera chicca) e dalle gambe che condizionano la rotazione dei fianchi, passando dalle braccia unite ai gomiti, senza dimenticare ginocchia, spalle, schiena e testa: ogni cosa finalizzata per fornire l’equilibrio necessario allo swing, secondo un sistema di tensione vitale (il rilassamento attivo).
3) La prima parte dello swing
Per aiutare il backswing, Mr.Hogan parla dei benefici del waggle, quel movimento-dondolio che è una sorta di mini-swing di pratica, che prepara al colpo vero e proprio. Poi passa alla prima parte dello swing “intero”, nella quale al waggle si aggiunge il movimento delle spalle.
Mani, braccia, spalle, fianchi secondo un ordine corretto: così avviene il backswing, spiegato nei minimi dettagli in tutte le sue componenti, compreso il fondamentale piano dello swing (reso reale nell’immagine attraverso una virtuale lastra di vetro).
4) La seconda parte dello swing
Downswing, follow-trough e finish: sono le componenti della seconda parte dello swing. Ben Hogan continua nella sua spiegazione scrupolosa, analizzando la diversa inclinazione del piano del downswing e soprattutto la rotazione dei fianchi.
Una delle lezioni che hanno reso immortale l’opera è proprio questa: l’autore, come spiegato da Matia Malagutti alla presentazione, afferma che è la rotazione dei fianchi ad inaugurare il downswing.
I fianchi sono l’elemento portante dell’azione a catena.
Davvero interessanti le immagini che ci aiutano a visualizzare la parte più delicata dell’intero ciclo golfistico: il movimento di un giocatore di baseball, e il passaggio a due mani di un giocatore di basket.
E poi la famosa supinazione del polso sinistro, che inizia subito dopo l’impatto con la pallina da golf, mai prima. In caso contrario, la dispersione di potenza è assicurata.
5) Riepilogo e ripasso
Il capitolo finale è un riassunto delle lezioni precedenti, con l’aggiunta di qualche ulteriore consiglio, come quello di annotarsi progressi e tipo di lavoro sul campo.
Le illustrazioni di riepilogo con le didascalie da pagina 116 a pagina 123 sono l’essenziale da portare sempre dietro, per i momenti di crisi dello swing.
La chiusura finale riguarda la posizione dei piedi in relazione al tipo di bastone da usare, ultima perla di un libro eccezionale.
Le cinque lezioni di Ben Hogan: presentazione a Molin del Pero
Sono stato alla presentazione nazionale al Golf Club Molin del Pero sabato 11 marzo 2017, esattamente 60 anni dopo l’uscita della prima lezione sul settimanale Sports Illustrated (prima di diventare libro, venne infatti pubblicato sotto forma di articoli).
Davvero un bel pomeriggio, durante il quale l’editore di Caissa Italia Yuri Garrett prima, e il pro Matia Malagutti poi, hanno intrattenuto il pubblico presente suscitando grande interesse.
Yuri ha iniziato la presentazione, occupandosi della parte storica e snocciolando l’incredibile racconto della vita di Ben Hogan: anche su Golfpiù ne avevamo parlato, ricordi?
Se non hai letto il pezzo e vuoi rileggerlo con calma, trovi qua la biografia di Ben Hogan.
Per riassumerla, l’epica esistenza di Ben Hogan ruota intorno all’incidente d’auto del 2 febbraio 1949 e al ferro 1 di Merion allo US Open 1950: due eventi che segnano morte e rinascita in una stessa vita di un fenomeno. In tutti i sensi.
Ma aneddoti e peculiarità del personaggio sono infiniti: il suicidio del padre, l’inizio come caddie con un ferro da mancino, la fondamentale presenza della moglie Valerie, il carattere schivo e ostinato, le battute con Eisenhower, i coriandoli al suo ritorno dopo il successo all’Open Championship a Carnoustie nel 1953, alla sua unica partecipazione.
Un palmares da fuoriclasse, con 9 major (di cui 6 dopo l’incidente) e 64 PGA.
Solo Ben Hogan, Gene Sarazen, Gary Player, Jack Nicklaus e Tiger Woods sono riusciti nel Grande Slam.
Da molti considerato il miglior colpitore di palla, dallo stesso Tiger battezzato il miglior giocatore di driver di sempre.
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Buone lezioni!
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Il golf lo vivo sul campo, non solo sul web.
Foto e momenti di gioco su Instagram → @francescogolfpiu
Dopo averti letto, anzi mentre ti leggevo, ho acquistato il libro e adesso non vedo l’ora che arrivi. Sono neofita anche se non più un ragazzino ho imparato ad amare questo sport.
Voglio abbassare il mio handicap nel corso del prossimo anno.
Grazie
Ciao Corrado, vedrai che ti piacerà. Tra i libri di golf è in assoluto quello da non perdere. Per il resto, mai perdere lo spirito da ragazzino e migliorarsi sempre! Il golf lo permette, anche se siamo in là con gli anni. Un saluto!