Il mental coach nel golf: lo score lo fa la persona

Tante volte ho parlato di quanto la mente influisca nel nostro gioco meraviglioso (così come in tanti altri sport), recensendo libri o applicazioni. Ed un mental coach può essere la soluzione giusta ai nostri limiti mentali. Anche nel golf. Perché imparare nuove cose e migliorarsi, ad ogni livello e a qualunque età, contribuisce a farci vivere meglio.

“Chiunque smetta di imparare è un vecchio, che abbia 20 anni o 80” (Henry Ford)

E chi meglio di un mental coach può insegnarci come funziona la nostra mente e cosa fare per imparare a controllarne le negatività, trasformandole?

In questo post ti voglio presentare Andrea Falleri, un coach professionista che ha avuto modo di lavorare con molti atleti, compresi giocatori di golf professionisti. Ci illustrerà il significato e i benefici del mental coaching.

Un articolo davvero interessante, e se hai qualche dubbio o curiosità ti invito a commentare, Andrea sarà ben felice di risponderti.

L’aspetto mentale è fondamentale per migliorare le prestazioni sul campo: nella guida su come giocare meglio a golf trovi un percorso pensato per dilettanti e giocatori intermedi.

Lascio la parola all’esperto.

Il mental coach nel golf: lo score lo fa la persona

Ho avuto l’opportunità ed il privilegio di lavorare di recente con un golfista professionista. Durante una sessione di coaching, gli ho chiesto a quali altre risorse avrebbe potuto attingere per elevare la sua performance in gara. La sua risposta mi ha enormemente ispirato: “Lo score lo fa la persona, voglio lavorare ancora di più su di me”.

In queste parole non vi è alcuna intenzione di sminuire la preziosissima pratica in campo, la metodica preparazione tattica delle gare, la meticolosa preparazione fisica, la dieta mirata, e altri aspetti ancora che caratterizzano una prestazione di alto livello – e non solo – . C’è tuttavia la profonda consapevolezza di chi è realmente a scendere in campo.

Ecco allora che in questi casi il supporto del mental coach (nel golf nel nostro caso) può risultare determinante. Questa figura professionale, oggi riconosciuta nel nostro paese dalla legge 4 del 2013, si focalizza sulla persona, sulle sue risorse interne ed esterne, sulle sue convinzioni, sui suoi valori, sui suoi modelli di pensiero. Il mental coach allena atleti, squadre ed allenatori ad affrontare la propria mente e ad andare oltre.

Per fare degli esempi reali immagina di trovarti sul tee della 18 e “dover fare” un birdie per passare il taglio, oppure di trovarti con la palla in rough ed essere preda del pensiero che ti potrebbe partire flyer, o ancora di ritrovarti in bunker e provare quella sensazione che non uscirai tanto facilmente, a quel punto la tua mente scende in campo senza chiederti il permesso e devi essere allenato a riconoscerla, accettarla e trascenderla.

Come funziona la nostra mente?

Innanzitutto è necessario distinguere tra mente conscia e mente inconscia. La prima rappresenta la nostra capacità di analizzare, distinguere e vagliare ciò che ci accade, e più in generale gestisce contemporaneamente un numero molto limitato di informazioni. La mente inconscia è quella parte di noi che influenza e spesso guida le nostre decisioni senza che comprendiamo tutti gli aspetti specifici del suo intervento. Gestisce una quantità enorme di informazioni e, che lo vogliamo o no, è sempre in funzione in modo automatico.

La mente inconscia è la responsabile della nostra prima e istintiva reazione di fronte a situazioni impreviste o indesiderate ed è quella che scatena tutta una serie di emozioni e ci fa sentire in un determinato modo. In alcuni di noi si manifesta con una modalità piuttosto conosciuta: una vocina interiore che ci parla sopra di continuo facendo sorgere in noi dubbi ed incertezze sul da farsi.

L’obiettivo del mental coach è essenzialmente quello di quietare questa vocina che spesso si intromette al di là della nostra volontà cosciente.

Ci sono tanti mental coach che offrono ai loro atleti esercizi come visualizzazioni guidate, gesti per ancorare emozioni positive, frasi potenzianti da pronunciare all’occorrenza, altre tecniche di focalizzazione e respirazione. Tutte queste tecniche a volte funzionano e danno risultati, tuttavia la mia esperienza mi ha mostrato che hanno un’efficacia limitata nel tempo e che la direzione d’azione non è gestire la mente, bensì trascenderla. Come è possibile?

La risposta – semplice e nello stesso tempo complessa – la possiamo trovare nelle parole di Bagger, il coach di Joona nel film “La leggenda di Bagger Vance”:

“È giunto il momento di vedere il Campo. Bobby Jones ha tanti colpi tra cui scegliere: un fade, un draw, un top ma c’è soltanto un colpo che è in perfetta armonia con il Campo, un colpo che è il suo, un colpo autentico. E lui sceglierà proprio quel colpo. C’è un colpo perfetto che cerca di raggiungere ciascuno di noi, non dobbiamo far altro che toglierci dalla sua traiettoria. Lasciare che lui scelga noi. Vedi quella bandiera è un bel drago da sconfiggere, ma se lo guardi con occhi gentili vedrai il punto in cui le maree e le stagioni e il roteare della terra, tutto si incontra e tutto ciò che è diventa uno. Cerca quel posto col tuo cuore. Cercalo con le mani, sentilo. Le tue mani sono più sagge di quanto sarà mai la tua testa”. (tratto e liberamente adattato dal film “La leggenda di Bagger Vance”)

Campo, colpo autentico, lasciare che lui scelga noi, occhi gentili, tutto ciò che è diventa uno, cuore, sentilo… sono solo alcuni degli indizi che ci conducono in quello stato di flusso descritto da molti atleti in cui il tempo si dilata, dove non c’è spazio per dubbi o incertezze, dove le sensazioni sono al centro della nostra attenzione e funzionano così come arrivano e dove sono presenti almeno altre due componenti: divertimento e apprendimento.

Per “entrare nel Campo” è necessario concentrarsi e lavorare su chi siamo, portare a galla le nostre interferenze, ampliare le nostre prospettive sulla vita connettendoci ad una visione più ampia di chi siamo, e concederci il permesso di fare esperienze che possono anche non portarci i risultati che ci eravamo prefissati. Quando imbocchiamo questa strada accade una cosa meravigliosa: il risultato si allontana un po’ – e solo un po’ – dai nostri pensieri per poi presentarsi immancabilmente quale piacevolissima conseguenza della connessione a questo Campo di cui parla Bagger Vance.

Un buon mental coach nel golf vi accompagnerà in questo viaggio meraviglioso senza mai sostituirsi a voi. Concedetevi un Coach Professionista, ne trarrà giovamento la vostra vita, e un bel po’ anche il vostro score.

andrea falleriAndrea Falleri è laureato in Ingegneria  e ha maturato 10 anni d’esperienza in azienda in ruoli di responsabilità in ambito operations. Dal 2006 lavora come  Coach Professionista. Ha acquisito nel 2013 la credenziale di Professional Certified Coach (PCC) rilasciata da ICF – International Coach Federation – , la più grande Associazione al mondo di Coach. È attivo all’interno di ICF-Italia ed attualmente è membro del Comitato Direttivo e ricopre il ruolo di Responsabile Relazioni Istituzionali. I suoi Clienti sono manager, imprenditori, executives e  la sua passione per lo sport lo porta a lavorare anche con atleti – professionisti e dilettanti – e allenatori. Ama giocare a tennis, golf e correre a piedi ed il suo motto è “Ispiro la Grandezza delle persone verso i risultati che desiderano”.

Dott. Ing. Andrea Falleri – Coach Professionista

Via Giovanni Crocioni 9, 40133 (BO) P.IVA: 02712551205

Attività secondo legge 4/2013

email: andrea@andreafalleri.com

id skype: andrea.falleri

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