Un mental coach sportivo è senza dubbio un supporto fondamentale per un praticante di qualsiasi livello voglioso di migliorarsi, perché svolge un lavoro che va oltre l’allenamento fisico e tecnico. Anche nel gioco del golf.
Ciò che va sotto la lente di ingrandimento è l’aspetto mentale, un campo sul quale è più difficile prendere consapevolezza senza un aiuto e che incarna in sé molte materie, sia accademiche che dal punto di vista spirituale.
Un argomento, quello dell’allenamento mentale, davvero molto vasto e per questo, dopo averne parlato tempo fa in questo articolo, eccoci ad approfondire il tema ancora con l’esperto Andrea Falleri, mental coach sportivo professionista che ha avuto modo di lavorare con molti atleti, compresi giocatori di golf.
Ci racconta la storia di un golfista professionista.
Ringraziando Andrea per il contributo, lascio a lui la parola, ricordandoti che è a disposizione per domande, commenti, curiosità e tutto quello che vuoi a tema coaching.
Mental coach sportivo: anche nel golf ti supporta
Questa è la storia vera di Rocco, nome di fantasia di un golfista professionista che ho seguito come mental coach sportivo.
Rocco ha giocato a golf da quando era un ragazzino, ha trascorso interminabili pomeriggi nel suo circolo di appartenenza, a volte in compagnia di altri giovani giocatori e molto spesso da solo, solcando in lungo e in largo le 18 buche di quel campo.
Rocco raggiunge lo scratch ancora molto giovane e ha davanti a sé una carriera promettente.
Diventa maggiorenne, completa gli studi e poi iniziano i viaggi e le trasferte sul circuito dell’Alps Tour, quello che accoglie le stelle nascenti d’Europa.
Si sposta in continuazione, i ritmi sono frenetici: nel periodo centrale della stagione da maggio a luglio le gare si susseguono con cadenza quasi settimanale: si parte dal tee il giovedì, il venerdì pomeriggio si sa se si è passato il taglio, e il sabato c’è il giro finale per i migliori 44 compresi i pari merito ed esclusi gli amatori.
Sabato pomeriggio si rientra a casa, domenica ci si riposa, lunedì allenamento, martedì si parte per la nuova destinazione, mercoledì prova campo e a volte la pro-am e giovedì si è di nuovo in pista.
Insomma, una vita non esattamente rilassata e tranquilla, direi piuttosto movimentata, ricca di tensione, pressione e caratterizzata da tanta solitudine.
Rocco ha sviluppato un ottimo livello di gioco, possiede una buona varietà di colpi, ha a disposizione potenza che gli garantisce un efficace gioco lungo, ed è ambizioso.
Ha nelle sue corde score molto bassi per il circuito, è riuscito a passare svariate volte il taglio, ma non ha mai piazzato il risultato di prestigio, è alla ricerca del salto di livello.
Il suo tallone d’Achille è un piccolo-grande mostro che si porta dentro e che ha la capacità in pochi colpi di poche buche di fare disastri.
Rocco riesce a fare dei doppi-bogey o anche tripli-bogey all’interno di uno score bello pulito. Quelle due, al massimo tre, buche a gara si presentano inesorabili, quasi a ogni giro, e la conseguenza è di girare sopra par con dei +2, +3 finali che sommati nei due giorni lo portano spesso a mancare il taglio.
Che cosa fare? Come porre rimedio a questa situazione?
Rocco ha fiducia nel suo Maestro e ha grande dedizione al lavoro e capacità di sacrificio.
Ciò che fa da qualche stagione e che continua a fare è di lavorare sul suo driver – che è il colpo maggiormente incriminato -, curare dei micro movimenti che sembrano i responsabili e applicarsi con costanza e disciplina.
Rocco lo fa, ma i risultati non arrivano e la demotivazione e la frustrazione aumentano.
Questa è la storia di Rocco, così come quella di tanti ragazzi e ragazze che giocano a livelli medio-alti nel golf e in altri sport. È un film che si ripete di continuo e del quale sono sempre più testimone.
Il golf, in particolar modo, fa emergere situazioni di questo genere, si viaggia sempre su un filo, e basta un niente per rovinare ciò che di buono si è fatto fino a quel momento; tutto questo scatena una pressione e delle aspettative fortissime nel giocatore.
Il punto sul quale vorrei che riflettessi è:
qual è la soluzione classica che viene messa in campo?
Nove volte su dieci ci si concentra sugli aspetti tecnico-tattici, si aumentano quantità e intensità dell’allenamento, ma i risultati stentano ad arrivare. Perché?
La risposta sta nel fatto che la soluzione è da ricercarsi a un altro livello rispetto a quello del “fare” di più e meglio in allenamento.
È necessario spostarsi su una dimensione diversa rispetto al mero “fare”, in gioco c’è la persona nella sua interezza ed essenza, c’è la modalità con la quale apprende, ci sono le sue convinzioni, le sue prospettive sulla carriera, le aspettative intorno a lui, i suoi valori, le sue leve motivazionali.
C’è, in sintesi, il Fattore Persona, come lo chiamo io.
L’esempio che ti ho portato all’inizio descrive una tipica situazione in cui l’intervento del mental coach sportivo è davvero la chiave per liberare le potenzialità del golfista e far fare il salto di livello alla sua prestazione.
Ce ne sono altre di situazioni, che puoi trovare nel mio ebook “Il Coach Sportivo: il professionista per le prestazioni d’eccellenza” e che voglio riassumerti di seguito:
- gap di prestazione tra gara e allenamento;
- il salto di livello;
- crisi motivazionale;
- alternanza di prestazioni con risultati altalenanti;
- recupero da infortuni.
Ciò che mi preme sottolineare è che esistono tutta una serie di situazioni nelle quali il classico allenamento – anche di qualità e seguito da Maestri competenti e qualificati – non è sufficiente per far uscire il giocatore dall’empasse nel quale si è venuto a trovare.
Come ho già avuto modo di evidenziare nel mio precedente articolo su questo blog – il mental coach sportivo nel golf non dà consigli su come comportarsi, non offre strategie preconfezionate di come uscire dalle criticità, bensì lavora ed allena il Fattore Persona di quello specifico golfista.
Attraverso le sue competenze professionali stimola nuove consapevolezze nel giocatore che gli permettono di vedere e considerare la sua situazione da una prospettiva diversa, consentendogli di generare nuove e diverse possibilità d’azione che il giocatore implementa in autonomia essendone responsabile.
Spero di averti chiarito in quali situazioni un mental coach sportivo può davvero fare la differenza. Affidarti a lui avrà sicuramente impatto sul tuo score e non solo: ti farà crescere ed evolvere come persona consentendoti di sviluppare qualità che porterai con tè dentro e fuori dal campo.
Per ulteriori approfondimenti su come funziona la mia metodologia puoi fare riferimento al libro di Andrea Falleri.
Qui sotto trovi una breve biografia e tutti i riferimenti per contattarmi.
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Ho sempre praticato e amato lo sport fin da bambino. Ho giocato nelle giovanili del Bologna calcio, ho praticato tennis tavolo a livello agonistico e sono tecnico federale di pallavolo di 2° grado. Mi sono formato come Coach nel 2006, mi sono specializzato nel coaching sistemico-evolutivo con il Master Coach Giuseppe Meli di Menslab e ho approfondito l’approccio dell’Inner Game direttamente con Timothy Gallwey e John Whitmore a Londra. Sono membro di ICF-Global e ICF-Italia e ho ottenuto la credenziale di Professional Certified Coach riconosciuta da ICF (International Coach Federation). Lavoro con Manager e Imprenditori e mi sono specializzato in ambito sportivo. Siedo al tavolo UNI in rappresentanza di ICF-Italia per la redazione della Norma sulla professione del coaching secondo la legge 4/2013. Provengo da una formazione scientifica e mi sono laureato a pieni voti in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio all’Università di Bologna. Nella mia vita ho lavorato circa 10 anni nel mondo delle costruzioni per una grossa azienda multinazionale in Italia e all’estero ricoprendo ruoli di responsabilità e direzione. La mia missione è quella di facilitare e supportare l’espressione della Grandezza dei miei Clienti utilizzando la metodologia del coaching e favorendo processi di evoluzione.
Dott. Ing. Andrea Falleri – Coach Professionista
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