Settembre 2023, ore 7:40 del mattino: sul tee della buca 1 al Marco Simone Golf Club la tensione è alle stelle! La Ryder Cup 2023 sta per avere inizio.
Immagina i professionisti presenti quella mattina: avranno davanti a loro uno stretto Par 5 di circa 500 metri, dog leg a destra con l’out che parte subito dal tee e corre lungo tutto il lato destro – guarda qui la forma della buca se non la conosci.
A circa 250 metri dal tee, sempre sulla destra, prende forma un importante lago che si estende fino al green incutendo parecchio timore. Sulla sinistra ci sono una serie di bunker a bordo fairway al di là dei quali si trovano prima degli alberi poi un rough importante.
Lo spazio disponibile per far atterrare la palla in posizione favorevole è ridottissimo, e si trova in un fairway stretto, lungo e che si inclina dolcemente verso destra, per poi fare una sterzata importante a metà lago verso il green protetto da due bunker.
Insomma, un inizio di Ryder Cup tutt’altro che soft!
Che cosa penserà il giocatore di Ryder che si approccia a questa buca?
Quali pensieri fluttueranno nella sua mente e quali sensazioni solcheranno il suo corpo?
Con ogni probabilità l’intenzione sarà quella di tenersi il più lontano possibile dal fuori limite di destra, di scegliere un legno che non metta in gioco il lago e allo stesso tempo di evitare accuratamente i bunker e il rough di sinistra. Resta la stretta lingua di fairway al centro.
Quale sarà il possibile esito del colpo dal tee? La risposta non è semplice, anche perché dipende dalla strategia con cui si affronta la buca: legno 3, driver, ferro 4 o addirittura un altro bastone nella sacca del giocatore? Inoltre, ci potrà essere la variabile vento da considerare e la durezza dei fairway che influirà sul rimbalzo della palla.
Resta il fatto che nella testa dei Pro ci sarà una marea di pressione e sono pronto a scommettere che, soprattutto nell’ultima giornata, ne vedremo delle belle.
Immagina ora di trovarti tu su questa buca per una gara importante al tuo livello.
Quale sarebbe il tuo stato d’animo in quel momento?
Dove finirebbe la palla al termine del suo volo?
La risposta è che nessuno può saperlo.
Tuttavia, dalla mia esperienza di mental coach sportivo, so che cosa accade nella testa dei golfisti e conosco le conseguenze di un certo approccio mentale alla buca.

La tragedia del tee dalla 1
“Non andare a destra, tieniti lontano dall’out”;
“Mira sul lato sinistro del fairway per evitare l’out”;
“Fai uno swing in sicurezza e stai alla larga dai casini”.
Questi sono solo alcuni dei classici dialoghi che avvengono nella testa del golfista in situazioni di “tee della uno”. Ciò che accade spesso è che per evitare l’errore a destra il corpo segue la mente e fa una bloccata galattica producendo un gancio e spedendo la palla a sinistra, a volte molto a sinistra nella buca adiacente.
Quando invece la situazione mentale del golfista è più complessa e imprevedibile, l’esito del colpo è esattamente ciò che la mente affermava di non volere, ovvero uno slice importante con palla in out a destra.
Insomma, in entrambi i casi una vera e propria tragedia!
Un turbinio di pensieri ed emozioni si mettono in moto nel golfista.
“E adesso che sarà della gara? Ho rovinato tutto…”;
“Ancora una volta questo schifo, che vergogna… che cosa penseranno di me al circolo?”;
“Non è possibile! Cosa diranno di me i miei amici?”.
Una situazione davvero pesante, un incubo che non augurerei al mio peggior nemico…
E adesso come proseguire decentemente il giro?
Per rispondere a questa domanda ho appositamente scritto un articolo sul come gestire un inizio di gara disastroso: leggilo qui.
Cosa puoi fare: tre soluzioni
A fronte di questa tragedia che si abbatte sulla vita del golfista di qualsiasi livello e categoria quali soluzioni sono disponibili sul mercato?
Come si può uscire da questa situazione?
Il mercato offre essenzialmente tre tipologie di soluzione.
La prima consiste nel concentrare la propria attenzione sull’aspetto tecnico. Valutare il tipo di errore che più frequentemente si commette dal tee per tipologia di bastone, scomporlo nelle sue componenti cinematiche di movimento e allenarlo fino allo stremo per migliorare quella parte di colpo che “non gira”.
Questa è la soluzione che qualsiasi maestro di golf ti proporrà: è la soluzione classica, quella che anche i tuoi compagni di golf hanno in testa e si aspettano che tu metta in pratica.
Quali risultati puoi attenderti?
Più il tuo handicap è alto più sicuramente trarrai giovamento da questo tipo di soluzione e potrai stabilizzare il tee shot riducendo la dispersione dei tuoi colpi.
Voglio, allo stesso tempo, essere molto chiaro e diretto: ciò che rende il tee della 1 la bestia nera di ogni golfista non è tanto legato al fatto che tu sappia o meno fare un certo tipo colpo con un certo tipo di bastone, quanto invece a cosa accade dentro di te in quella specifica circostanza che fa sì che tutto quello che sembrava sapessi fare in un attimo si dissolve.
Allenarsi duramente così come ti richiede tutto il mondo del golf intorno a te, non ti garantisce assolutamente che in futuro salirai sul tee della uno sicuro e fiducioso di te stesso e riuscirai a riprodurre il colpo che tante altre volte hai tirato in allenamento o in una garetta con amici.
La seconda tipologia di soluzione è più articolata e riguarda l’aspetto tattico-strategico del gioco del golf. Troverai dei maestri che ti suggeriranno di utilizzare certi accorgimenti – particolare addressaggio sulla palla, specifica posizione dei piedi, swing a tre quarti, etc… – per limitare alcuni angoli di uscita della palla e quindi, diciamo così, “eliminare certe zone del campo”.
Altri maestri, sempre sullo stesso filone di intervento, ti proporranno di costruire il tuo shot pattern e in base a quello spostare la tua mira di colpo sempre per aumentare la probabilità che il tuo tee shot finisca in una zona “safe”.
Quali risultati puoi attenderti?
Desidero essere molto franco con te, qualche risultato potrai ottenerlo, ma quanto durerà? E di che portata sarà? Rifletti un attimo: tutti quei trucchetti tattici che imparerai, li sperimenterai in campo pratica o sulle buche del tuo circolo lontano dalla pressione della competizione.
Credi veramente che quando scenderai in campo in gara avrai la lucidità, la presenza e la freddezza di mettere in pratica quello che ti è stato insegnato?
In base alla mia esperienza ti rispondo di no e sai perché?
Perché il problema è a un altro livello e ha poco a che fare con l’aspetto tecnico o tattico.
La terza tipologia di soluzione consiste nel farti seguire da uno psicologo dello sport che con ogni probabilità ti proporrà la tecnica delle visualizzazioni. Ne avrai sicuramente sentito parlare, forse da qualche professionista del tuo circolo o dal tuo stesso maestro.
Quali risultati puoi attenderti?
Rispetto alle due tipologie di soluzione viste prima, in questo caso si affronta il problema al giusto livello, tuttavia si è ancora lontano dall’ottenere risultati efficaci e duraturi.
La tecnica delle visualizzazioni in certi specifici casi funziona, tuttavia non va alla radice del problema e rimane pur sempre una tecnica e come tale presenta limiti evidenti soprattutto di efficacia nel tempo.
La soluzione che risolve il problema alla radice
Beh, come puoi notare nessuna delle soluzioni alle quali hai accesso, al momento, è realmente efficace e può tirarti fuori dalla tragedia nella quale sei caduto. Sì, perché è una vera e propria tragedia per te ed io, anche se non ti conosco personalmente, lo so perfettamente.
So cosa provi quando a seguito di un colpo in out o di un gancio dal tee della 1 i tuoi compagni di gioco abbassano lo sguardo o lo girano dall’altra parte, imbarazzati per te, o peggio ancora quando trattengono a stento un sorrisino beffardo che ti fa ancora più male.
So cosa significa per te sostenere lo sguardo di coloro che dalla club house, comodamente seduti ad un tavolino, si guardano le partenze della 1 e osservano i vari colpi. Probabilmente non ci parlerai affatto, ma il solo incrociare i loro sguardi una volta terminato il giro ti farà ricordare quanto sei volubile, quanto il tuo golf dal tee è ancora fragile e questo ti farà male.
Tranquillo, lo so che le hai provate tutte e, se non tutte, ne hai provate tante e che sei disposto a metterci tutto te stesso per uscire da questo circolo infernale. Il punto centrale è che non hai gli strumenti per farlo e che il sistema intorno a te non conosce la soluzione che ti serve.
Ora i tempi sono maturi e hai a disposizione una carta che prima semplicemente non esisteva nella tua vita di golfista.
Questa carta si chiama Metodo Golfista Vincente. È il primo e unico metodo di golf mental coaching in Italia che ti permette di gestire al meglio l’aspetto mentale e di ottenere score stra-ordinari in gara.
Voglio ora offrirti degli spunti pratici e di immediata applicazione su cosa puoi fare per gestire la tua mente quando ti trovi sul tee della uno.
Focalizza la tua mente e lavora sul ritmo dello swing
La prima cosa che devi ricordare è che lo swing non lo puoi controllare. È troppo veloce e sono troppi i muscoli interessati in un arco di tempo brevissimo.
Ciò che puoi fare in quella specifica situazione di gara – ed è quello che insegno ai golfisti che collaborano con me – è quietare quella parte della tua mente che si attiva e interferisce col colpo quando sei sul tee della 1 e ti appresti a colpire la palla e lavorare solo sul ritmo dello swing, lasciando fuori qualsiasi altra variabile e lasciando al tuo corpo il compito di fare ciò che sa fare.
Per ottenere questo duplice risultato ho messo a punto una pratica semplice ed efficace, che parte dal presupposto che la tua mente non può non pensare a nulla per sua natura. Quello che puoi e devi fare è indirizzare la sua attenzione in modo tale che la mente sia impegnata a fare “qualcosa” che hai scelto intenzionalmente e che ti sia di giovamento nello swing.
Ciò che ti invito a sperimentare è questo: scegli una parola che descriva il tipo di swing che vuoi effettuare a livello di ritmo e pronuncia quella parola in un modo molto specifico, che ti dirò, per tenere impegnata la tua mente da un lato e per fornire indicazioni precise di ritmo al tuo corpo.
Ti faccio un esempio per capirci.
Immagina di voler sperimentare un backswing lento e fluido. Scegli la parola “lento”, scomponila nelle sue due sillabe “len” e “to”. Pronuncia la prima sillaba a partire da quando inizi a muovere la testa del bastone. Allunga il suono della sillaba “leeeeeennn” durante la fase di salita del bastone modulando la voce in modo tale da riprodurre un ritmo lento ma costante, esattamente il ritmo che desideri.
Appena arrivi all’apice del backswing e stai per iniziare la discesa pronuncia l’altra sillaba “to”. Il downswing sarà così veloce che la pronuncia della “o” avverrà praticamente al momento dell’impatto sulla palla.
Dalla mia pluriennale esperienza osservo che questa semplice pratica fa sì che la tua mente non ha modo di attivare “pensieri negativi” e che il suono che emetti facilita il tuo corpo a trovare il giusto ritmo e a mettere insieme tutti i pezzi del movimento.
Non voglio che tu pensi che se non hai ancora appreso e consolidato un minimo la tecnica di base di un bastone lungo come il driver questa pratica farà sì che scaturisca un gran bel colpo ad ogni tentativo. Se però hai già dimostrato, almeno in campo pratica, di saper eseguire un buon swing questa pratica ti metterà nella condizione ideale per riprodurlo anche in gara sul tee della uno.
Sono certo che già questa semplice pratica, se allenata con costanza, ti permetterà di ottenere risultati straordinari.
Voglio però andare oltre e offrirti un ulteriore concentrato della mia esperienza, che fa parte del mio metodo e che insegno ai miei clienti, per far sì che la tua condizione mentale al momento del colpo sul tee della uno sia ottimale.
Una routine di warm-up pre-gara che ti farà fare il salto
Prima di svelartelo desidero condividere un aspetto della routine di riscaldamento pre-gara del 99% dei golfisti.
Ciò che ho notato osservando centinaia e centinaia di giocatori professionisti, dilettanti e amatori, in svariati tornei, è che durante la fase di warm-up prima di scendere in campo tirano una serie di palle seguendo una determinata sequenza di bastoni. Praticamente nessuno allena la tipologia di colpo specifico dal tee che andrà ad eseguire da lì a pochi minuti.
“Ma come?” dirai. “Tutti i golfisti tirano parecchi driver o legni 3 prima di completare il loro riscaldamento”.
Vero, allenano quel colpo nella sua generalità, ma non la tipologia di colpo specifico che si apprestano a tirare.
Mi spiego meglio. Il driver è il driver e il legno 3 è il legno 3. Tuttavia, tirare una serie di driver non è assolutamente la stessa cosa, specialmente sotto l’aspetto mentale, che tirare un unico driver il cui risultato andrà marcato sulla scorecard. Non è la stessa cosa sia per le conseguenze sul punteggio, ma anche proprio per la preparazione del colpo.
Quello che voglio che ti sia ben chiaro è che tirare una serie di ferri/legni dal tee scalderà e preparerà il tuo corpo, ma avrà un effetto molto blando sulla parte mentale del gesto di gara. Proprio alla luce di questo ho messo a punto una routine di riscaldamento pre-gara realmente allenante per la mente.
Consiste nell’aggiungere alla tua normale routine almeno 5-6 colpi singoli – spalmati tra le varie serie di ferri/legni – che non sono altro che dei veri e propri colpi di gara dal tee che andrai ad eseguire da lì a poco. Questi colpi che sono unici, ovvero non uno dietro di fila all’altro, li devi eseguire in modo completo, cioè con la routine pre-colpo che usi in gara.
Attenzione c’è ancora un’avvertenza che devi sapere e probabilmente è la cosa più importante di tutte: qualsiasi sia il risultato di questo unico colpo da gara, non puoi, e soprattutto non devi, farne subito un secondo. La ragione è molto semplice: quando andrai sul tee della uno – come su qualsiasi altro tee – non potrai dire “tiro un’altra palla, questa non mi è piaciuta o non l’ho sentita come volevo”.
A meno che non decidi di tirare una provvisoria, metterai il bastone in sacca e ti incamminerai verso la palla. Vale la regola “un colpo, un’opportunità”. Devi allenare già in fase di warm-up questa parte mentale del colpo. La tua mente deve già essere pronta sia a rivivere l’esperienza del colpo “one shot”, sia a sopportare un eventuale risultato non desiderato.
Allenati con costanza e disciplina tramite questa pratica e vedrai migliorare i tuoi tee shot senza ombra di dubbio! Anche solo il fatto che sosterrai mentalmente meglio un tee shot “negativo” o non in linea con le tue aspettative rappresenta nell’economia del giro un risultato di assoluto rilievo.
Ci tengo a sottolineare che questi sono solo due esempi di pratiche che fanno parte del metodo Golfista Vincente, frutto di oltre dodici anni di esperienza in ambito sportivo e golfistico in particolare, che fa tesoro di tanti errori ed insuccessi e di tanto impegno e determinazione da parte mia ma soprattutto dei golfisti di vario livello che hanno lavorato con me.
Il metodo poggia su dei modelli tra cui quello di funzionamento della mente umana sotto stress, su di una metodologia in nove step frutto del lavoro pluridecennale sul campo, su esercitazioni e pratiche specifiche per il golf per allenare la mente sotto stress e ancora sul mio supporto in campo e in gara in qualità di golf mental coach per accelerare la tua crescita.
Trovi il libro Golfista Vincente a questo link.
Ci vorrà tempo, tanto impegno, disciplina e determinazione ma ce la faremo!
Per restare aggiornato sulla mia attività puoi iscriverti alla newsletter e ricevere il manuale gratuito i “5 errori ricorrenti nel Golf” a questo link. Oppure puoi seguirmi sulla mia pagina Facebook a questo link.
Ai primi 5 lettori di Golfpiù che sono interessati a migliorare il loro aspetto mentale e vogliono sperimentare il mio metodo, offro una lezione gratuita di 60’ presso uno dei Golf Club di Bologna.
Contattami a questo link riportando nell’oggetto il Codice: “GolfpiùGolfistaVincente” – valido fino al 31/12/2020.
Swing your Mind!
Andrea Falleri
Golf Mental Coach