Pensieri nel golf e controllo mentale
Pensieri e golf non vanno molto d’accordo. Abbiamo detto tante volte, parlando del libro L’arte del golf o conversando con Silvio Grappasonni, quanto la mente valga più del 70% della performance golfistica.
E allora mi sono chiesto, e ti chiedo: quali sono i pensieri più ricorrenti dal tee di partenza?
Alt. Lo so, bisognerebbe non pensare, abbandonarsi all’attimo, ma chi è che non lo fa? Essere nel qui e ora come un monaco tibetano è cosa ardua. Ma in fondo:
Giocare a golf è come vivere: più pensi e meno godi
È quindi necessario allenare la nostra mente a “non pensare”. Perché come nell’aforisma che ho coniato, i momenti più belli e godibili dell’esistenza – così come i colpi sensazionali – avvengono proprio quando siamo presenti al momento, lasciando da parte il raziocinio “bloccante” e l’overdose di pensieri.
L’altro giorno, durante una lezione, il mio maestro si è fermato più volte a sottolineare quanto il controllo mentale nel golf sia deleterio. Si tratta di un’attitudine di vita, aggiungerei tipicamente occidentale, che spesso nel golf trova la sua cuccia ideale. Quella terribile e ansiogena analisi di ogni singolo movimento: “Devo ruotare le spalle – Mantieni il peso a destra – Tieni la testa ferma e gli occhi sulla palla…”
La visualizzazione del colpo
E invece, una volta imparate le basi dello swing – lo stance, la giusta postura, il grip ecc. – è come se dovessimo dimenticarle per quei due secondi di durata dello stesso, in cui la modalità razionale dovrebbe essere spenta, premendo un virtuale pulsante OFF. È anche questa la funzione della visualizzazione del colpo: vedere la traiettoria della nostra palla, la linea di tiro, e far sì che realmente accada istintivamente quello che abbiamo previsto in precedenza, senza quel controllo mentale che spesso conduce invece alla flappa.
Jack Nicklaus, vincitore di 18 Major, ha dichiarato: “Per circa 40 anni ho sfruttato lo stesso processo di visualizzazione prima di ogni tiro in gara”.
Mi viene da paragonare la visualizzazione del colpo e della linea del bastone alla consapevolezza del respiro dello stato meditativo. In entrambi i casi è una focalizzazione che “distrae” la mente, la mette in standby e permette di presiedere l’attimo nel pieno delle nostre percezioni. Connettendo il cervello tra immaginazione e realtà. Un’ottima soluzione da adottare.
Ok. È difficile, non lo nego. Siamo dilettanti, non professionisti. So, sai, sappiamo di cosa stiamo parlando, della difficoltà del golf, e di tutte le volte che ci troviamo su quel maledetto/fantastico tee di partenza. Ma rimuginare troppo non ci aiuta. Anzi.
Pensieri, golf e tee di partenza
I pensieri sul golf – è poco ma sicuro – vanno bene quando si è fuori dalla gara, fuori dal momento di impatto, sono utili ad analizzare quello che non va nel nostro movimento nella fase post. In questa va usata la parte sinistra del cervello. Ma in quell’attimo,
È il corpo che deve dirigere l’orchestra dello swing
È la coordinazione di spalle, fianchi, schiena, braccia, mani, piedi, del corpo intero a comandare l’azione, e non un impulso della mente che dice: “Devo fare questo o quello”. Come dice Willy Pasini, dobbiamo giocare con la parte destra del cervello e ogni sforzo volontario non farà altro che contrarre i muscoli e inibire lo swing.
Poi “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, come si suol dire. Ma già avere consapevolezza di questo, potrà aiutare in un futuro – chissà se prossimo o meno – il nostro amato/odiato swing.
Vediamo allora quali sono i pensieri che ci fregano dal tee di partenza:
- Mi stanno guardando, e se sbaglio che figura faccio?
- Allora: gambe ben ferme e ruota le spalle
- Tieni gli occhi sulla palla, non devi girare la testa!
- Chiudi un po’ la faccia del bastone, così non farai slice!
- Allenta la pressione sul grip
Ce ne sono molti altri, ed ognuno avrà il suo. Certo è che se dovessimo dare una risposta a tutti ci vorrebbero circa cinque minuti di routine. Penalità assicurata! Quel che emerge è l’overdose di pensieri, l’inevitabile blocco mentale, e di conseguenza corporeo, che preannuncia un colpo errato.
Ognuno di questi pensieri del golf è figlio di un’emozione: paura, vergogna, rabbia, insicurezza. Siamo umani in fondo. Sentiamo. E sbagliamo. Ma se riusciamo a capire dove, sarà già un piccolo passo avanti verso uno swing migliore.
Non fare il timido, e racconta quello che pensi prima di colpire la palla! Sei un giocatore riflessivo o istintivo?