Fare hole in one è il sogno di ogni golfista. Soprattutto se dilettante. Ma è impresa che necessita di un insieme di congiunzioni favorevoli.
Tra i professionisti, il “colpo in uno” accade molto più spesso, forti come sono di una tecnica inevitabilmente superiore.
A te è mai successo di imbucare in un solo colpo?
Posso ritenermi fortunato: sabato 4 marzo 2017 ho fatto hole in one ad un par 3, la buca 9 del Parco di Firenze.

Un momento di estasi golfistica che merita una celebrazione, e una riflessione. Proprio perché è un evento che non capita tutti i giorni!
Quante volte ho pensato, e tu con me immagino: “Quanto sarebbe bello fare hole in one!”, con la speranza di farla agganciata a quella probabilità davvero scarsa.
Ma del resto, giochiamo per godere di “momenti di magia”, a fronte di un numero infinito di arrabbiature e swing sbagliati. E questo è sicuramente uno di quelli.
Nel mio caso è stato davvero un colpo perfetto, in una giornata peraltro non eccellente dal punto di vista dello score. Questa è l’eccezionalità esaltante del golf: un attimo prima ti affanni per un colpo sbagliato, un attimo dopo esulti per un colpo irripetibile.
Ho visto la palla librarsi in volo sopra l’acqua, cadere dolce ed efficace sul green a pochi centimetri dalla bandiera, e battere sulla stessa per terminare la sua corsa in buca. Non ci credevo! Il replay mentale mi accompagnerà con gioia per molto tempo.

Non saremo mai Severiano Ballesteros, questo è certo. Ma sentirsi come il campione spagnolo anche solo per pochi secondi, ti ripaga delle ore passate in campo pratica.
Non è stata solo fortuna, per quanto la dea bendata in questi casi sia una componente fondamentale. È stato uno di quei momenti nei quali il colpo “avviene” per magia, perché ognuno di noi ce l’ha dentro. Solo che il più delle volte l’istinto è sopraffatto dalla mente, che cerca le sue soluzioni in modo matematico, che cerca di indirizzare lo swing che “deve essere così, e le spalle devono ruotare, e la testa deve rimanere immobile”, eccetera eccetera.
Una serie di normative mentali che ci ingabbiano, restringendo le risorse innate di cui tutti disponiamo. Non sei d’accordo?
La cosa che mi ha più stupito è che stavo per ritirarmi. Sì, hai capito bene. Ci tengo a sottolineare questa cosa, perché è davvero significativa. Stavo male fisicamente per le poche ore di sonno, per un latente mal di schiena, il clima umido, una stanchezza di giorni impegnativi. Cose all’ordine del quotidiano, che capitano a tutti.
Ma nel momento in cui ho abbandonato ogni velleità di risultato, in cui ho “mollato” qualsiasi aspettativa, paradossalmente – ma solo in apparenza – il risultato è arrivato senza sforzi.
Lascia che te lo dica: non è un caso.
Mi viene in mente quella piccola perla di libretto che è Lo zen e il tiro con l’arco, in cui viene narrata la storia di un occidentale che si avvicina allo Zen. Per fare questo cerca di imparare l’arte per eccellenza dello zen, ovvero il tiro con l’arco. Con grande difficoltà, dovute in particolare alla sua mente, alla sua volontà e voglia di riuscire. Il professor Herrigel arriverà a scoccare il colpo giusto quando troverà proprio quel momento di vuoto, nel quale arco, bersaglio ed ego diventano una cosa unica.
Il golf è lo sport più interiore e psicologico di tutti. In questo sta il suo incredibile fascino. Non a caso i professionisti dispongono tutti di un mental coach.
Nell’articolo ospitato su Golfpiù qua, il coach professionista Andrea Falleri parla proprio di quello che ho sperimentato in prima persona, citando il film La leggenda di Bagger Wance:
Un colpo perfetto che cerca di raggiungere ciascuno di noi, non dobbiamo far altro che toglierci dalla sua traiettoria. Lasciare che lui scelga noi. Vedi quella bandiera è un bel drago da sconfiggere, ma se lo guardi con occhi gentili vedrai il punto in cui le maree e le stagioni e il roteare della terra, tutto si incontra e tutto ciò che è diventa uno.
Andrea parla di mente inconscia, del flusso descritto da molti atleti in cui il tempo si dilata, dove non c’è spazio per dubbi o incertezze, della connessione al campo di cui parla Bagger Vance.
È accaduto proprio questo, per quell’attimo.
Il gesto dello swing è più semplice di quello che crediamo, sono gli orpelli che ci mettiamo, le costruzioni mentali, la nostra volontà e voglia di riuscire a renderlo così difficile.
Un bambino apprende con più facilità di un adulto proprio per questo, perché vive ancora nel suo mondo magico di intuizione e istinto.
Se riuscissimo ogni volta a fare questo “reset” mentale, a calarci in questa sorta di abbandono, entrando in quella dimensione di cui parla il caddie Willy Smith, anche lo score sorriderebbe molto di più. Ne sono sicuro.
Hole in one: Jack Daniel’s, premi e club dei fortunati
Jack Daniel’s è famosa in ambito golfistico: un’azienda che in questi anni ha premiato il club degli hole in one con una bottiglia di whisky pregiato, il Single Barrell. E una pergamena, una targa.
Al circolo mi hanno detto però che questo premio non c’è più…
Ma come, neanche questa piccola soddisfazione a noi poveri dilettanti, quando per i pro stra-milionari spesso c’è un’auto fiammante del valore di migliaia di euro in palio?
Credo che ogni golf club e la FIG stessa dovrebbero aumentare premi e premiazioni in questi casi, non perché io ho fatto hole in one, ma perché un gesto di eccellenza golfistica del genere rende onore alla bellezza e all’eccezionalità di questo sport, e merita una celebrazione. Ed un ricordo che va al di là del valore materiale.
Esistono comunque ancora dei club per gli hole in one: uno di questi è Green Pass Golf, un altro ad esempio è il Club Hole in One di Maiorca, che premia i fortunati in tutta Europa. Negli Stati Uniti, Titleist premia con uno speciale bag tag. Insomma qualcosa c’è.
Beh, se riceverò la boccia di whisky, o la targa, o la pergamena, o qualcos’altro te lo farò sapere.
Per adesso mi godo questa sensazione, augurandola anche a te.
Se invece anche tu sei già del club, ti invito a commentare qui sotto, e raccontare la tua hole in one.

E vero e un estasi golfistica del tutto inaspettata .. a me e capitato in una gara all Acquabona golf club dell isola d’Elba al par tre della sette .. 134 metri con ferro otto … picciato a trenta centimetri sulla destra e giù in buca con il backspin?
Peccato x il jack …però ho vinto una cena ?
Complimenti Massimo!
Ho fatto tre volte buca in uno in gara !!!Le prime due volte non ho avuto niente nessun riconoscimento figurati che la prima l’ho fatta nella mia prima gara dove avevo seg dieci x 😂😂😂L’ultima l’ho fatta giovedì scorso 15/02/24 alla buca 17 del Cosmopolitan Tirrenia all’età di 77 anni 👏👏👏per ora nessuno mi ha dato niente solo una menzione nei risultati di gara!!!!!
Ciao Alessandra, i miei complimenti davvero! Bravissima